IL NAZIONALISMO RELIGIOSO NON È FEDE
Ogni volta che la fede si fonde con la nazione accade qualcosa di pericoloso: Dio viene arruolato. Non è più il Dio che giudica tutti, ma il Dio che sta “dalla nostra parte”. E quando Dio diventa il garante della nostra identità, chi è contro di noi finisce per essere percepito come nemico da distruggere. La storia lo ha già mostrato più volte: dalle crociate ai nazionalismi moderni fino a varie forme di fondamentalismo. Quando la religione diventa bandiera, prima o poi diventa anche giustificazione.
“Il mio regno non è di questo mondo” (Giovanni 18:36)
 
Dietrich Bonhoeffer scriveva: «La Chiesa è la Chiesa solo quando esiste per gli altri» (in Resistenza e resa, lettere dal carcere) e Karl Barth, nel contesto della crisi del nazismo, affermava che «Gesù Cristo è l’unica Parola di Dio» (cfr. Dichiarazione teologica di Barmen, 1934).
Il Vangelo non ha bisogno di essere difeso con confini, eserciti o ideologie. Amare il proprio paese è legittimo, ma diventa pericoloso quando si trasforma in assoluto. In quel momento la fede perde la sua libertà e la violenza diventa più facile da giustificare.
Non possiamo approvare nessun nazionalismo cristiano, islamico o ebraico o di qualsiasi altra ideologia che generi violenza. La violenza genera violenza, il dialogo genere maturità sociale, L'amore genera amore.
 
Giancarlo Farina

 

In foto l'ennesima cosa strana di Trump, che si ripubblica sul suo social nelle vesti di Gesù che guarisce un fedele, cosa diranno i suoi sostenitori crisitani?


 

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Inviato da alex il

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