Chiese come "corpi di pace" in un mondo in fiamme - Obiettivo fallito, perchè?

È possibile parlare oggi, in un Occidente in massima parte secolarizzato e nichilista, di una nuova cultura cristiana, in grado di farsi testimone credibile e incarnata dell'Annuncio evangelico nel mezzo delle emergenze inaudite che stiamo vedendo? Quali sono gli ostacoli, i nodi che impediscono alle Chiese cristiane di essere se stesse, cioè "corpi di pace" in opposizione attiva alla follia di questo mondo, organismi poetico-politici capaci di impegnarsi laicamente nella storia e di farlo con un preciso intento rivoluzionario? -

Il vincolo della pace

La nostra società e sempre più caratterizzata dall’individualismo Quali sono le conseguenze che questa tendenza ha sulla Chiesa e sulle comunità locali in particolare? Come superare quelle forme di individualismo che sono la fonte di una crescente litigiosità e di una conseguente difficolta a ritrovare quell’unita dello Spirito che il Signore desiderava da ciascuno di noi?

 Il valore dell’esempio

A livello teorico tutti i cristiani concordano sull’importanza dell’amore, quando però si tratta di vivere l’amore gli uni verso gli altri nella pratica cominciano le difficoltà, infatti dobbiamo ammettere che spesso noi discepoli di Gesù non ci sforziamo molto di amare e di vivere in pace con gli altri discepoli, a parte quelli a noi più affini.

L'ultimo giapponese e la pace che egli ignorava

Nel 1972 in un angolo sperduto dell'isola di Guam, nell'Oceano Pacifico, veniva scoperto un soldato giapponese che era ancora nascosto in quella zona dall'inizio della guerra tra Giappone e Stati Uniti. Egli viveva là, solo, rintanato nella giungla credendo che la guerra fosse ancora in corso. La pace era ormai in atto da ventisette anni ed egli non ne sapeva nulla. Immaginiamo la condizione paradossale nella quale quest'uomo si trovava: erano ventisette anni che viveva come un animale selvaggio, nel continuo timore di essere catturato o ucciso! Sulla terra, intere moltitudini continuano ad ignorare che, da circa duemila anni, la pace tra Dio e l'uomo è stata firmata.
 
Il Figliuol di Dio è venuto in questo mondo per realizzare il grande piano di Dio; compiere l'opera per cui Dio avrebbe potuto perdonare gli uomini in rivolta contro di Lui. "Egli ha fatto la pace per mezzo del sangue della sua croce" (Colossesi 1: 20) prendendo il posto dell'uomo sotto il giudizio di Dio. "Il castigo per cui abbiamo pace, è stato su Lui" (Isaia 53:5). Altri, pur conoscendo ciò che Cristo ha fatto si comportano come se lo ignorassero. Fuggono lontano da Dio, e rifiutano di volgere uno sguardo di fede verso il Salvatore. Per loro, in un certo senso, la guerra con Dio continua.

Tormento invece che gioia - Senza pace niente ha significato

Ci sono molte cose  terrene che desideriamo: salute, amore, ricchezza, bellezza, telenti, potere, forza, liberta' ma senza pace interiore tutte queste cose portano tormento invece di gioia. Se abbiamo la pace, non importa ciò di cui manchiamo, la vita merita d'essere vissuta. Senza la pace, il possesso di ogni altra cosa non ha significato.
Da: La psichiatria di Dio di Charles L. ALLEN

Le condizioni per la pace

La via della pace non la conoscono e non c'è rettitudine nelle loro vie; rendono tortuosi i loro sentieri e chiunque vi cammina non conosce la pace. - Isaia 59.8
 
... e, avendo fatta la pace per mezzo del sangue della sua croce, di riconciliare a sé, per mezzo di lui, tutte le cose, tanto quelle che sono sulla terra come quelle che sono nei cieli. - Colossesi 1.20
 
Il nostro pianeta ha forse conosciuto una pace universale in una qualche epoca della sua storia?

Se l'ha conosciuta, è stato per così brevi periodi che, nella memoria dei popoli, sono stati dimenticati; rimane solo il ricordo dei conflitti.

La "pax romana" non era altro che un mito, e si basava su questo principio: se vuoi la pace, prepara la guerra!

Anche se la pace è l'aspirazione suprema di tutte le nazioni, i combattimenti armati non sono mai stati così tanti come oggi, e con armi sempre più efficaci e micidiali.

L'autore del Salmo 120 scriveva: "Io sono per la pace; ma, quando parlo, essi sono per la guerra" (v. 7).


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